|
||||||
|
||||||
|
Sei in: I miei viaggi - Malesia - Appunti di viaggio - Gli occhi dietro il burka Gli occhi dietro il burka Un velo può coprire tutto il corpo ma può lasciare liberi gli occhi, e gli occhi dicono molto. Il traffico intenso ti concede pochi secondi, in quella frazione di tempo gli occhi di una donna vestita di un velo che a noi sembra mortificarla, ci possono dire molto Di burka, di velo ne avevo sentito parlare parecchio anche prima del mio viaggio in Malesia, il primo in un paese musulmano. La condizione delle donne nei paesi che hanno fatto del credo di Allah la religione di Stato ci è entrata dentro casa attraverso immagini televisive per parlarci spesso, quasi sempre, di umiliazioni, frustrazioni, discriminazioni. La Malesia è un paese moderno che sta vivendo un momento di grande crescita (o ricrescita) del movimento religioso musulmano, soprattutto in alcune regioni. Anche a Kuala Lumpur, la capitale, una città nella quale ci trovi di tutto, ti capita di incontrare molte donne avvolte in un velo completamente nero che lascia vedere all'estraneo solo gli occhi. Non sarei sincero se dicessi che incrociando queste donne nelle strade, nei centri commerciali, nei ristoranti, il mio primo istinto non sia stata la curiosità e solo in un secondo momento abbia cercato di capire tutte le sfaccettature di una regione complessa (soprattutto per un occidentale, soprattutto per me che fatica a capire il suo stesso rapporto con la religione). Ed è la curiosità di capire che mi ha fatto guardare queste donne, avvolte di nero ma, forse, colorate dentro. Allora guardo meglio in quei pochi centimetri concessi loro per guardare il mondo fuori dal velo. E scopro qualcosa… due occhi. Sono gli occhi della donna che mi è accanto mentre aspettiamo che il semaforo pedonale diventi verde (a Kuala Lumpur i semafori ti concedono molto tempo per conoscere così bene il tuo vicino). E' lì insieme al marito e spinge un passeggino e gli occhi manifestano la stessa mia preoccupazione di riuscire a raggiungere incolumi il marciapiedi pochi metri più in là. Sono occhi scuri, bellissimi. Sono truccati e questo mi meraviglia, lo ammetto (e così ammettendo la mia superficialità). Mi meraviglia perché non ho mai pensato a quel velo a qualcosa di diverso da una mortificazione. Ma qui non siamo nell'Afghanistan dei talebani, ma in un paese libero e moderno nel quale la religione può anche essere una scelta di vita. E' proprio quel trucco applicato agli occhi che mi fa riflettere: occhi truccati per il suo uomo, quello che le tiene la mano con la stessa tenerezza e premura di chiunque ami la sua donna. E che dire di quell'altra ragazza, anche lei avvolta nel manto nero, anche lei affacciata al mondo da quella fessura all'altezza degli occhi, che in un negozio Benetton di un centro commerciale di KL (potenza della globalizzazione) cercava di immaginare come potessero starle addosso un paio di shorts jeans appoggiandoli sopra il vestito nero e guardandosi allo specchio. Insomma il burka è qualcosa di complesso che, se imposto da altri, diventa una castrazione, ma se imposto dal proprio credo non diventa necessariamente la cancellazione di se stesse. Quelle donne incontrate a Kuala Lumpur non erano cancellate dal burka. Questo non deve far dimenticare che in altre parti del mondo non è così, così come non bisogna dimenticare che in nome dello stesso Dio di quelle donne altri uccidono e si fanno uccidere, ma questa è un'altra storia. |
|||||
|
bummel.it Questo sito è ottimizzato per una risoluzione 1024x768 |
||||||