mercoledì 8 settembre 2010

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L'uomo che rompeva le uova

Mosca: un albergo, un cuoco. Immagini che raccontano un passato che non c'è più, ed un presente fatto di grande orgoglio

L'Hotel Belgrad sembra un vecchio stanco. Tra i suoi ricordi ci deve essere un passato fastoso, da grande albergo. Sembra di vederli, i suoi corridoi, percorsi da notabili di partito arrivati nella capitale di tutte le Russie. E' un vecchio fasto, che ora non c'è più, che però ti sembra di annusare mentre ti muovi dentro questo grattacielo.

L'Hotel Belgrad, che abbiamo scelto in base al suo prezzo abbordabile, si trova su una delle circonvallazioni di Mosca, poche centinaia di metri dalla vecchia e caratteristica via Arbat. Proprio di fronte, uno dei sette grattacieli staliniani, il Ministero degli Esteri, che sembra proprio messo lì a ricordati che l'Impero era grande e potente. Era, e non lo è più.

Siamo arrivati a Mosca da poche ore eppure mi sembra di avvertire i segni di quel crollo. La fatiscenza dell'aeroporto di Sheremetievo, costruito in occasione delle Olimpiadi del 1980, la moltitudine di prostitute che, in pieno giorno, affollano la grande strada che porta in città, mi sono sembrate icone di quel crollo.

Ma è un altro, chissà perchè, il segno di decadenza che mi colpisce di più. Lo trovo appena entrato nella piccola stanza dell'albergo: un gigantesco frigorifero, più alto di me, che potrebbe contenere derrate alimentari per una famiglia per tutta una settimana e che mi sembra assolutamente fuori posto in una stanza d'albergo. Fuori posto come se qualcuno, pensando di dover mettere un frigo bar nella stanza riservata agli ospiti dell'hotel, non abbia trovato di meglio di questo grosso frigo che sbuffa rumorosamente mentre si avvicina al giorno della sua meritata pensione.

Ma, se da una parte ti sembra di toccare con mano lo sfascio, dall'altra questo edificio sembra emanare l'altezzoso orgoglio di chi un giorno è stato un grande. E' la sensazione che vivi entrando nella grande sala ristorante dove, ogni mattina, ci siamo recati per la colazione. Una bella sala grande, tutta in legno scuro, apparentemente curata se non fosse per alcuni accessori che dimostrano impietosamente la loro età.

Al buffet, molto ricco ma pieno di quei dolci pieni di burro, dolci da fare schifo che non riescono a tentare nemmeno un goloso come me, troviamo lui, quello che in questi giorni chiameremo "l'uomo che rompeva le uova". E' un ragazzo, vestito da cuoco con tanto di lungo cappellone. Serve ad un'estremità del lungo bancone dove viene servito il buffet. manovra incessantemente due padelle nelle quale cuoce, seduta stante, le uova che i clienti gli richiedono. Dalla sua espressione si capisce che non è il lavoro che aveva sognato da piccolo, ma lo fa con impegno. Anche se, a dire il vero, non sembra disporre di una grande fantasia: potete chiedergli un'omelette, oppure delle uova al bacon o anche uova strapazzate. invariabilmente il nostro eroe, dopo aver assentito energicamente alla vostra richiesta vi propinerà sempre la stessa frittata.

Sono arrivato a Mosca da pochissimo e forse sbaglio a dare già giudizi, ma questo ragazzo mi è simpatico. Dimostra in qualche modo tutto l'orgoglio che troveremo ad ogni angolo in questo Paese così ferito dalla storia: lo sa che non è il mago delle uova al tegamino, forse immagina anche di suscitare l'ilarità di qualche ospite, ma continua a fare il suo lavoro, gli occhi fissi sulle due padelle, il lavoro di quello che rompeva le uova.


 

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